A Bologna il BOAB: voci anarchiche a confronto

Si è conclusa ieri la prima edizione del BOAB, il Festival del libro anarchico di Bologna. Un debutto segnato da un forte interesse per l’editoria libertaria e da un’ottima risposta del pubblico: un centinaio di presenze al mattino e oltre il triplo nel pomeriggio.
L’organizzazione, curata dal circolo Berneri di Bologna insieme al Pinelli di Milano e a Edizioni Malamente, ha funzionato bene. Oltre alle tante bancarelle degli editori, il festival ha offerto pranzi e cene popolari, un appassionante concerto di Lisetta Luchini il sabato sera e, soprattutto, quattro seminari di approfondimento.
Perfetta la scelta del luogo: il parco del Fondo Comini in via Fioravanti. Unico neo, i frequenti e rumorosi passaggi degli aerei diretti al Marconi.
I seminari
Da segnalare la partecipazione di ospiti internazionali come Tomas Ibáñez, Erica Lagalisse e Lukas di Maydas Rooms.
I temi trattati sono stati: Ecologia sociale e mutuo appoggio, Femminismi, Influenze libertarie nel mondo contemporaneo, Memoria e archivi del movimento anarchico.
Personalmente ho trovato più stimolanti i primi due, anche se a volte troppo teorici e poco pratici, fatta eccezione per alcune esperienze concrete presentate.
Ecologia sociale
Nel primo incontro, Selva Varengo ha richiamato il «continuo deterioramento della situazione ambientale-climatica» e l’attenzione giovanile sulla «questione ecologica» (Fridays for Future). Ha però denunciato che «l’ecologia sociale non sia stata compresa e, se compresa, sia stata ignorata».
Secondo Varengo, la crisi ambientale non può essere separata da quella sociale: solo superando il capitalismo, basato su sfruttamento, gerarchia e controllo, si può affrontare davvero la questione ecologica. Non certo con il solito greenwashing.
Ha sottolineato anche la necessità di creare «nuovi immaginari individuali e collettivi» per superare la credenza che «questo [sia] l’unico mondo possibile».
Infine, ha ricordato come Darwin non abbia mai sostenuto «il principio della competizione come unica strada per il progresso evolutivo». Esiste anche il «Mutuo appoggio», cioè la solidarietà all’interno e tra diverse specie. Da qui l’invito alla «costruzione di Reti Sociali».
Femminismi
Nel secondo seminario, Elia Arfini (Università di Milano) ha affrontato il tema della parità di genere, dichiarando che potrà essere raggiunta solo quando «la distinzione tra uomo e donna salterà». Ha ricordato con soddisfazione la sentenza della Cassazione n. 15138 del 2015, che ha eliminato l’obbligo di medicalizzazione per ottenere il cambio legale di genere.
Secondo Arfini, resta centrale il problema del «binarismo» e della «classificazione uomo-donna». Da qui la proposta di un «orizzonte per l’abolizione del genere», eliminando ogni «marcatore di genere quando non necessario».
Dal pubblico è arrivato il rilievo che tali marcatori sono radicati nell’educazione religiosa, già a partire dalla Genesi. Perciò, il superamento del binarismo richiederebbe una critica radicale della religione e un ripensamento del concetto di famiglia.
Influenze libertarie
Il terzo incontro si è aperto con la relazione di Tomas Ibáñez, che ha insistito su due punti: «L’esigenza etica di non generare rapporti ed effetti di dominio nella lotta contro il dominio stesso» e la necessità di pratiche «anarchizzanti in sé».
«Il mondo si cambia costruendo reti orizzontali di libera associazione», ha detto, «ma queste reti non si creano per cambiare il mondo: racchiudono già i valori di un mondo nuovo, estraneo all’arché».
Un intervento dal pubblico ha però lasciato l’amaro in bocca, criticando – con toni poco libertari – la presenza di un libro sugli scaffali che, a suo dire, non rispettava i “valori” del festival anarchico di Bologna.


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