Europa, libera circolazione: teoria vs pratica

Se stai pensando di lasciare il tuo Stato e vivere in un altro Paese dell’Unione Europea, e ti chiedi se sia possibile, la risposta è sì… ma con alcune condizioni da conoscere.
Tutti i cittadini UE hanno in teoria il diritto di circolare e soggiornare liberamente negli altri Stati membri. L’articolo 21 del Trattato sul Funzionamento dell’UE [1] recita infatti:
“Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dai trattati e dalle disposizioni adottate in applicazione degli stessi.”
Questo vale per lavoratori, pensionati, studenti e chiunque voglia trasferirsi.
Ma attenzione: la libertà di circolazione non è assoluta.
La Direttiva 2004/38 [2], che regola il diritto di soggiorno dei cittadini UE e dei loro familiari, stabilisce condizioni concrete che spesso passano sotto silenzio. In pratica, la libera circolazione è più teorica che reale, soprattutto se non lavori.
La lezione di Metternich
Parafrasando il cancelliere austriaco Klemens von Metternich: l’Europa non è una nazione, ma un’entità geografica composta da Stati indipendenti, ognuno con leggi, governi e interessi diversi. Questo significa che i principi generali sono definiti a livello sovranazionale, ma ogni Paese può modulare i dettagli, soprattutto quando si tratta di sicurezza sociale e risorse economiche dei cittadini che arrivano dall’estero.
Dall’articolo 21 alla Direttiva 2004/38: la disconnessione
L’articolo 21 del TFUE assicura il diritto di circolare e soggiornare liberamente, ma subito precisa: “fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dai trattati e dalle disposizioni adottate in applicazione degli stessi”. Ed è qui che la Direttiva 2004/38 entra in scena, stabilendo limiti reali, soprattutto per chi non lavora.
- Lavoratori attivi: hanno diritto di soggiorno automatico.
- Pensionati e altri non lavoratori: devono dimostrare risorse economiche sufficienti per non diventare un onere per il sistema sociale dello Stato ospitante e possedere, quindi, anche un’assicurazione sanitaria completa.
Il considerando 10 della Direttiva chiarisce:
“Occorre evitare che coloro che esercitano il loro diritto di soggiorno diventino un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il periodo iniziale di soggiorno. Pertanto il diritto di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari per un periodo superiore a tre mesi dovrebbe essere subordinato a condizioni.”
E il considerando 16 aggiunge:
“I beneficiari del diritto di soggiorno non dovrebbero essere allontanati finché non diventino un onere eccessivo… lo Stato membro ospitante dovrebbe esaminare se si tratta di difficoltà temporanee e tener conto della durata del soggiorno, della situazione personale e dell’ammontare dell’aiuto concesso prima di considerare il beneficiario un onere e procedere all’allontanamento.”
Dopo cinque anni di residenza continuativa, il cittadino ottiene il diritto di soggiorno permanente, e non può più essere allontanato per motivi economici (considerando 17).
Come funziona per i pensionati
Gli articoli della Direttiva chiariscono i punti chiave:
- Articolo 4: diritto positivo di lasciare uno Stato e recarsi in un altro, se in possesso di carta d’identità o passaporto valido.
- Articolo 5: gli Stati membri devono ammettere i cittadini UE, ma possono richiedere la registrazione entro un termine ragionevole, con eventuali sanzioni proporzionate.
- Articolo 7: per soggiornare, i pensionati devono dimostrare “risorse economiche sufficienti, affinché non divenga un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il periodo di soggiorno, e un’assicurazione malattia che copra tutti i rischi nello Stato membro ospitante”.
- Articolo 14: i cittadini dell’UE e i loro familiari mantengono il diritto di soggiorno finché rispettano queste condizioni.
- Articolo 16: dopo cinque anni, il diritto di soggiorno diventa permanente, senza essere più subordinato a condizioni economiche o assicurative.
L’espulsione è sempre possibile ma solo entro dieci anni dall’arrivo e solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza o sanità (articoli 27 e 28), tenendo conto della durata del soggiorno, dell’integrazione sociale, dei legami familiari e delle condizioni personali.
Un esempio pratico: Belgio
- Soggiorno inferiore ai 3 mesi: dichiarazione obbligatoria entro 10 giorni all’autorità comunale [3]; in caso di mancata dichiarazione, multa di 200 euro.
- Valutazione basata sul reddito personale, regolarità e numero di familiari a carico.
- Risorse economiche sufficienti: almeno pari al salario di sussistenza, oggi pari a 1.314,20 euro netti/mese per chi vive da solo (categoria 2) ovvero di 876,13 euro netti/mese se si vive in co-abitazione (categoria 1) [4] [secondo il sito del Diritto all’Integrazione Sociale, N.d.R.].
- Pensionati devono quindi dimostrare fondi stabili e assicurazione sanitaria valida.
In sintesi: guida pratica per pensionati expat
- Controlla risorse economiche e assicurazione sanitaria prima di partire.
- Pianifica di restare almeno 5 anni se vuoi ottenere il diritto di soggiorno permanente senza vincoli economici.
- Registrati tempestivamente presso le autorità locali [probabilmente servirà il possesso di un numero telefonico belga, +32, quindi premunisciti di una SIM telefonica belga: ecco come].
- Tieni sempre traccia della tua integrazione sociale e culturale: può influire sul rischio di espulsione.
- Ricorda che la libertà di circolazione esiste solo nella cornice dei limiti economici e delle regole locali.
Nonostante regole e formalità, trasferirsi in un altro Paese UE resta un’avventura possibile: con la giusta preparazione, puoi goderti una nuova vita, scoprire culture diverse e vivere la tua libertà europea al massimo
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Credits: Foto di JESHOOTS.COM su Unsplash.
Fonti e Note:
[1] Europa Lex, articolo 21.
[2] Europa Lex, Direttiva 2004/38/CE del 29 aprile 2004, “Diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”.
[3] IBZ – Service Pubblic Fédéral Intérieur, “Obligation to report their presence after arrival in Belgium”.
[4] IBZ – Service Pubblic Fédéral Intérieur, “Sufficient means of existence”.

A me sembra che l ‘UE in ogni caso continui a considerare l’individuo,il soggetto uomo,la persona come un semplice oggetto di mercato.
Emblematica la frase:”finché non risulta un onere per lo stato ospitante”.