Trapani, suicidio in carcere: tutti colpevoli

Un giovane detenuto di 29 anni si è tolto la vita nel carcere di Trapani,impiccandosi con le lenzuola nella sua cella. Era sottoposto a “sorveglianza a vista”, dopo un precedente tentativo di suicidio in cui aveva ingerito delle lamette. Un gesto disperato, un grido d’aiuto. Inascoltato.
«A darne notizia, con l’onestà e la sensibilità che le riconosciamo, è stata soloOrnella FulcosuTrapaniSì[1], l’unica voce giornalistica cittadina a occuparsi della realtà delle prigioni con uno sguardo umano. Il resto della stampa? Poche righe, in fondo a una pagina. Nessuna apertura, nessun approfondimento», denuncia Natale Salvo, diSinistra Libertaria.
«Silenzio da parte dei sindaci. Silenzio dai sindacati. Silenzio dagli intellettuali – sempre che ce ne siano, in città -. Silenzio dai cittadini», prosegue Salvo. «Un silenzio che pesa come un macigno su una morte annunciata».
La cronaca dell’articolo evidenzia due fatti gravi:
- il detenuto era in evidentestato di sofferenza psichica, già emersa nei giorni precedenti il suicidio;
- nonostante fosse considerato un soggetto fragile,la “sorveglianza a vista” si è rivelata una farsa: un solo agente di polizia penitenziaria doveva vigilare su quattro detenuti in condizioni simili[2].
«È chiaro che il carcere non è, e non può essere, il luogo adatto per chi soffre di disturbi mentali. Per questi casi servono strutture sanitarie, adeguate e umane. Ma lo Stato preferisce l’abbandono e la reclusione», attacca ancora Salvo.
«Nel frattempo, i numeri parlano da soli:45 suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno fino al 21 luglio[3].E mentre il caldo infierisce su corpi e menti già provati, a crescere non è la solidarietà, ma solo l’autoritarismo. Si alimenta una logica repressiva e di classe, in cuii poveri, i marginali, i fragili finiscono dietro le sbarre come ultima soluzione ai problemi sociali. Una “discarica umana” legalizzata e legittimata dal silenzio generale».
Conclude Salvo: «Non basta la cronaca quandomanca l’indignazione collettiva. Non possiamo continuare aignorare che ciò che oggi accadea un altro – a un poveraccio, a un recluso, a un dimenticato – domani potrebbe toccare a noi o ai nostri figli. E quando accadrà, forse non ci sarà più nessuno disposto a prendere la parola».
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Fonti e Note:
[1]TrapaniSì, 25 luglio 2025, Ornella Fulco, “Carcere di Trapani, detenuto si toglie la vita“.
[2]Polizia penitenziaria, 26 luglio 2025, Giovanni Battista De Blasis,“Trapani, ancora una tragedia in carcere: detenuto si toglie la vita. Era sorvegliato a vista ma, insieme ad altri tre, da un solo agente“.
[3]Ristretti,“Morire di carcere“.

Serve piu attenzione per i problemi mentali e picologici dei detenuti, ovviamente pensare che basti un’occhiata ogni tanto di un’agente per fermare i propositi di suicidio di un detenuto è pura ipocrisia.
E chissà quanti tra i carcerati suicidi sono giunti al gesto estremo perché erano innocenti condannati ingiustamente senza essere riusciti a fare emergere il vero!