Didattica a Distanza: i dati dei figli regalati a Google e Microsoft

Torna la scuola a distanza ( DAD ). Le ultime ordinanze di alcuni presidenti delle regioni ( Campania, Sicilia, etc ) e il recentissimo DPCM del primo ministro Giuseppe Conteobbligano i nostri figli a dover seguire le lezioni da casa.

Didattica a Distanza, Fioravanti : serve una piattaforma autonoma

«Che si sarebbe tornati alla didattica a distanza (DAD) era – purtroppo – nell’ordine delle cose.Non essendo intervenuti sulla riduzione degli studenti per classe, non avendo riaperto le scuole dismesse per ridurre gli assembramenti nei plessi scolastici enon avendo assunto organici aggiuntiviper separare gruppi classe», lamenta l’exgrillinoed ex ministro dell’istruzioneLorenzo Fioramonti sul social Facebook.

«Il Ministero– insiste Fioramonti – sarebbe dovuto intervenire già a Marzo perrealizzare una piattaforma pubblica nazionale per la DAD[ …]. In questo modo, si sarebbe garantita uniformità di accesso gratuito a tutti, un sistema standard per aiutare gli insegnanti a svolgere il proprio lavoro ed una modalità trasparenteper rassicurare studenti e genitori sul trattamento dei dati».

Al contrario, in assenza di tale programmazione, il Ministero della Pubblica Istruzione ha siglato dei protocolli con i colossi mondiali dell’informatica chehan messo a disposizione gratuitamente le proprie piattaforme : Microsoft Teams o Google Classroom.

I Pirati : Stiamo regalando i dati degli studenti a Google e Microsoft

Poche, pochissime, le scuole che hanno scelto strumenti altri strumenti, quale, ad esempio,OpenMeet dell’italiana Garr.

Quelle dei giganti dell’informatica sono preferite perché, forse, di più semplice utilizzazione, ma, soprattutto, perché gratuite. «Gratuità– spiega Michele Pinassisulsito web “Toscana Pirata”– che, è bene ricordarlo quando parliamo di piattaforme messe a disposizione da realtà commerciali, spesso è subordinata all’utilizzo commerciale dei dati forniti dagli utenti stessi».

«La questione è tutt’altro che trascurabile– prosegue Pinassi –, perché scegliendo di avvalersi di piattaforme proprietarie e chiuse,la Scuolaha de facto deciso di regalare i dati dei propri studenti[1]e docenti alle grandi multinazionali private, che con questi dati fanno business».

Il Garante per la Privacy : Preferire il registro elettronico ad altre piattaforme

«La crescente rilevanza assunta, nell’attuale fase emergenziale, dagli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell’attività didattica a distanza,impone diriservare maggiore attenzione alle questioni inerenti la sicurezza e la protezione dei dati personali affidati a tali piattaforme».

E’ stato lo stessoAntonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali, a lanciarel’allarme privacyrispetto ai vari software utilizzati dalle scuole per assicurare la didattica a distanza.

Lo fece conuna lettera inviata al Ministro dell’istruzione, Lucia Azzolinalo scorso 4 maggio e pubblicata anche sul sito web del Garante.

«Gli istituti scolastici– spiega Soro –hanno sinora provveduto ricorrendo a soluzioni tecnologiche, offerte da vari fornitori,non sempre caratterizzate da garanzie adeguate in termini di protezione dei dati personali e talora notevolmente vulnerabili».

Il Garante invita i dirigenti scolastici apreferire « il registro elettronicofornito da soggetti già designati responsabili del trattamento» quale «strumento elettivo» per l’attività didattica evitando, o comunque riducendo, «il ricorso a piattaforme altre».

Gli User Linux : Mettere in mora i presidi sul trattamento dei dati

IlLinux User Group di Bolzano (LUGBZ)ha promosso, in tema, una campagna per invogliare i genitori a chiedere agli istituti scolastici dei loro figlicome vengono gestiti i datiche li riguardano.

Un iniziativa volenterosa, ma quanto risolutiva del problema esistente?

Note :

[1] Nome e cognomi, IP e fornitore della comunicazione, città connessione, MAD e dati del device e degli strumenti utilizzati ( sistema operativo, browser, risoluzione, marca / modello).

Credits :Photo byGabriel BenoisonUnsplash

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Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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