In 10 anni, 531mila italiani sono emigrati

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Migliaia di italiani sono emigrati anche nel 2019, continuando a cercare “avventura” all’estero. E’ quanto emerge dal report statistico pubblicato dall’Istat lo scorso 20 gennaio.

« Nel 2019 – precisa lo studio – il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente ».

In particolare, « le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 68% del totale ( 122.020 ) ». Per il resto si tratta di stranieri che, conosciuto il nostro paese e le sue condizioni sociali ed economiche, sono tornati a casa oppure hanno proseguito il proprio cammino verso un altro paese europeo.

Gli emigrati cercano lavoro ma anche di salari più alti

L’ISTAT condivide la comune valutazione secondo la quale « il trend in aumento degli espatri è da attribuire in larga parte alle difficoltà del mercato del lavoro italiano di assorbire l’offerta soprattutto dei giovani e delle donne ».

Tuttavia, « a queste [difficoltà] si aggiunge il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese – proprio delle generazioni nate e cresciute in epoca di globalizzazione – che induce i giovani più qualificati a investire con maggior facilità il proprio talento nei paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione ».

Assolutamente inefficaci, quindi, secondo l’ISTAT, « i programmi specifici di defiscalizzazione, messi in atto dai governi per favorire il rientro in patria delle figure professionali più qualificate ». D’altro canto è notorio che gli stipendi italiani sono notevolmente più bassi di quelli stranieri ( Svizzera, Germania, etc. ) e l’accesso al mondo del lavoro nel nostro paese è legato più a dinamiche politiche ( “la segnalazione del politico amico” ) che ai curriculum.

Gli emigrati hanno scelto UK, Germania, Francia e Svizzera

Dove fuggono gli italiani ?

« Nel 2019 – risponde l’ISTAT – il flusso di espatri verso il Regno Unito registra la cifra record di 31mila cancellazioni anagrafiche ( +49% rispetto all’anno precedente ) ».

Tuttavia questo dato è anomalo e legato alla Brexit. « Molti dei cittadini italiani, verosimilmente già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendo la residenza nel Regno Unito ».

« Nel 2019, il secondo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione europei è occupato dalla Germania con poco meno di 19mila espatri ( +4% rispetto al 2018 ) , il terzo dalla Francia ( 13mila ), seguita da Svizzera ( 10mila ) e Spagna ( 6mila ) ».

« Nel decennio 2010-2019 questi cinque Paesi hanno accolto complessivamente circa 531mila italiani emigrati », aggiunge l’ISTAT. Quasi il 10% della popolazione ha lasciato il paese.

Immigrazione in calo: gli arrivi maggiori dall’Europa dall’Est

Naturalmente, però, ci sono anche i rimpatri. Ogni anno circa metà di coloro che avevano lasciato l’Italia fanno rientro.

Ci sono pure gli ingressi, ovvio.

Tuttavia, diversamente da quel che si crede, “l’invasione”, la “sostituzione etnica” non esistono.

Gli immigrati stranieri provengono principalmente dall’Europa, ovvero:

  • dalla Romania ( 35.000 ingressi ),
  • e Albania ( 23.000 ).
  • Seguono gli ingressi dal Brasile ( 22.000 ),
  • dal Marocco ( 19.000 ),
  • dall’India e Bangladesh ( 12.000 ) ciascuno,
  • quindi dalla Cina e dal Pakistan ( 10.000 ciascuno ).
  • Consistenti anche gli ingressi dalla Ucraina ( 7.000 ) e dalla Moldova ( 6.500 ).

Fuga da Sicilia e Calabria: i giovani lasciano il sud

C’è poi la migrazione interna. Italiani che lasciano la propria regione, o comunque la propria città, e spostano la residenza altrove. « Nel 2019 il volume complessivo dei movimenti interni supera 1 milione 485mila trasferimenti ( +9% sul 2018 ) ».

In proposito l’Istituto Nazionale di Statistica precisa : « a livello sub-regionale, le province più attrattive, con saldo migratorio netto positivo più alto, sono Bologna ( +6 per mille ), Parma ( +5,4 per mille) e Monza-Brianza ( +4,5). Le province che invece perdono più residenti, registrando saldi migratori netti più bassi, sono Crotone ( -10 per mille ), Caltanissetta ( -8,5 per mille ), Reggio Calabria ( -8 per mille ), Enna e Vibo Valentia ( entrambe -7 per mille ) ».

L’analisi di questi dati dovrebbe richiedere ai politici meno demagogia e più attenzione.

Tra altri 10 anni l’Italia si troverà in grandi difficoltà, con l’indice di fecondità di poco superiore ad uno ( 1,27 figli per donna ), immigrazioni in calo e con gli espatri in crescita ( saldo netto -53.813 nel 2019 quando era -11.353 nel 2010 ).

Chi lavorerà qui da noi?

Credits : Photo by Kyle Glenn on Unsplash

FONTE: ISTAT, 20 gennaio 2021, “ISCRIZIONI E CANCELLAZIONI ANAGRAFICHE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE|ANN0 2019

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Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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Una risposta

  1. P.c ha detto:

    L’emigrazione giovanile purtroppo è colpa del governo italiano che non permette ai giovani di svilupparsi in ambito lavorativo e se trovano lavoro in Italia lo trovano con paga da misera molto diversamente da altri paesi stranieri… purtroppo il 50/60% se nn sbaglio non ha esperienze lavorative in Italia ma all estero è li che riescono a formarsi lavorativamente

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