Senato, riforma 185/1990: “le armi producono ricchezza”!

Aula del Senato

Un dialogo tra sordi quello andato “in scena” il 15 e 21 febbraio scorso nell’Aula del Senato nel dibattito sulla (de)riforma della legge 185 del 1990 quella che regolamenta il commercio delle armi.

La minoranza, pur riconoscendo (!) come quello delle armi sia « un settore industriale che va bene e distribuisce ricchezza » [ parole di Tito Magni, AVS, NdR ], chiedeva delle modifiche al testo “blindato” dal regime Meloni senza però ottenere alcuna risposta dalla maggioranza.

La minoranza parlamentare ( M5S – PD e AVS ) non contestava, in sostanza, la (de)riforma piuttosto chiedeva, in definitiva, solo qualche dettaglio in più sulla “trasparenza” delle transazioni e una maggiore “partecipazione” al processo decisionale di approvazione delle esportazioni delle armi.

Riforma della legge 185 / 1990 sul traffico di armi: le richieste delle “opposizioni”

Il milanese Vittorio Alfieri (Partito democratico), ad esempio, ha chiesto che l’organo decisionale, il Comitato interministeriale (CISD) presieduto oggi da Giorgia Meloni, « possa ricevere anche le segnalazioni delle organizzazioni internazionali, delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative o di quelle che si occupano di promuovere e tutelare i diritti umani ».

« Avremmo però voluto che ci fosse un preciso ed esplicito riferimento al Trattato sul commercio delle armi. Peccato che non ci sia », ha lamentato, ad esempio, il monzese Bruno Marton ( Movimento Cinque Stelle ).

Lo stesso Marton ha pure lamentato che « si esclude dalla relazione al Parlamento l’obbligo di inserire le transazioni bancarie. In pratica, si reinserisce il segreto bancario ».

Su questo centrale punto – che è stato oggetto anche di un comunicato di protesta di Banca Etica è intervenuto anche il lecchese Tino Magni ( Alleanza Verdi Sinistra ) : « Particolarmente negativo – ha detto – è l’emendamento volto a eliminare ogni informazione riguardo agli istituti di credito operativi nel settore dell’import-export di armamenti. I correntisti non sapranno più dalla relazione quali sono le banche nazionali e estere che traggono profitti dal commercio di armi verso l’estero, in particolare verso Paesi autoritari coinvolti in conflitti armati ».

« Sappiamo bene tutti che il maggior produttore di armi in Italia è l’azienda Leonardo, il cui maggior azionista è il MEF. Anche per questo, in ragione della partecipazione pubblica alla produzione di armi, è fortemente necessario avere il massimo di garanzia e di trasparenza. Avremmo quindi dovuto aumentare il livello di trasparenza e di accessibilità ai dati, non diminuirlo », ha aggiunto ancora Tino Magni ( Alleanza Verdi Sinistra ).

Riforma della legge 185 / 1990 sul traffico di armi: il dibattito “politico”

Sul piano politico, poi, Magni ha sostenuto come « si pensa che basti armare le persone per difendersi meglio. Abbiamo visto che tutto questo non funziona e non perché lo dico io. Basta guardare i dati: quando girano troppe armi, avvengono troppi morti ».

Dati confermati anche dalle denunce di OPAL, anche a riguardo la detenzioni di armi a presunto uso “sportivo”.

Sullo stesso piano l’intervento di Graziano Delrio (Partito Democratico), quest’ultimo però incoerente con quel che sostiene il suo partito sulla questione Ucraina: « la pace non è garantita dalla quantità di armamenti che si producono, sapendo che la pace è garantita dal dialogo e dal primato della politica ».

Graziano Delrio dimentica, o vuole fare dimenticare a chi lo ascolta, che solo Alleanza Verdi Sinistra ha sempre votato contro l’invio di armi all’Ucraina chiedendo, invece, un canale diplomatico per la risoluzione del conflitto.

A loro ha replicato il vicentino Pierantonio Zanettin (Forza Italia): « Vegezio, nell’opera “De re militari”, espresse un concetto francamente molto significativo per il tempo nel quale viviamo: “si vis pacem, para bellum” ». La cultura dell’esponente forzista si ferma lì. Del pensiero di Immanuel Kant sulla minaccia degli eserciti alla pace, Zanettin non sa nulla !

Lo stesso ha poi aggiunto: « piaccia o non piaccia, l’Italia risulta essere il sesto paese al mondo esportatore di armi ».

Il veneziano Raffaele Speranzon (Fratelli d’Italia), a nome del governo, ha precisato come « l’industria e la difesa vengano considerati – e sono – un settore strategico per il rilancio anche della nostra economia nazionale ».

In proposito, l’ex sottosegretaria alla difesa nel governo Draghi , la spezina Stefania Puggiarelli (Lega Nord) ha spulciato dei dati: « il settore della difesa vede oltre 200.000 occupati diretti e indiretti, un fatturato che si attesta intorno ai 17 miliardi, con un gettito fiscale di circa 5 miliardi, che vale oltre l’1 per cento del PIL. I due terzi del fatturato riguardano proprio l’export ».

Non tutto il lavoro è però “etico”, come ha detto Guido dalla Casa in passato. Ma Speranzon … “non legge questi libri”.

« Dal 2018 al 2022-23, l’Italia abbia avuto un’esportazione superiore del 45 per cento rispetto al 2013 e al 2017, con circa due terzi dell’export (il 67 per cento) destinati al Medio Oriente. Il Qatar è il principale Paese, con il 24 per cento delle nostre esportazioni; l’Egitto è il secondo, con il 23 per cento, e la Turchia è al 12 per cento. Tutti Paesi che presentano problemi di assenza di diritti civili e, in alcuni casi, sono pure protagonisti di conflitti molto sanguinosi, come quello della Siria », le ha replicato Tino Magni (AVS).

Il dibattito “politico” si è poi trasformato in un chiacchiericcio servile quando ancora Pierantonio Zanettin ( Forza Italia ) ha riportato le parole del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg che ha « recentemente più volte dichiarato che il confronto con la Russia (ma non solo, perché sono tante le autocrazie che ci minacciano) potrebbe durare decenni e che quindi è necessario accelerare la produzione di armi ».

Zanettin, infine, ha chiosato, contestando « la volontà di contrapporre presunti pacifisti a presunti guerrafondai », e invitato a fare i conti con la realtà: « gli impegni anche internazionali e le necessità del nostro Paese ».

Alla fine la (de)riforma, il 21 febbraio, è stata approvata e la parola definitiva sul provvedimento passa alla Camera dei deputati.

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Fonti e Note:

[1] Senato, 15 febbraio 2024, “Resoconto stenografico”.

[2] Senato, 21 febbraio 2024, “Resoconto stenografico”.

Natale-Salvo-BN

Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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