Cospito un ingenuo: la violenza non batte il Sistema

Dopo il tam-tam mediatico, i fatti di cui è accusato ( e per i quali è stato condannato dalla “Giustizia” ) l’anarchicoAlfredo Cospitoli conosciamo un po’ tutti:
- le due mini bombeesplose nottetempo dentro un cassonetto risalente al 2006,
- il ferimento al polpaccio di un tecnicoche lavorava allo sviluppo del nucleare avvenuto nel 2012.
Due azioni violente chiaramente riprovevoli.
In questi giorni, tuttavia,in tanti hanno preso le difese di Alfredo Cospito(per la presunta non proporzionalità della pena dell’ergastolo – e del 41 bis – rispetto ai danni fisici o materiali causati).
Qualcuno, come i dirigenti diUnione Popolareche nel proprio programma elettorale 2022 non si sono schierati contro 41 bis e ergastolo,solo in maniera “opportunistica” per ottenere visibilità politica.
Altri partiti a Sinistra hanno preferito non prendere posizione, probabilmente per la delicatezza della tematica.
Più che di “Caso Cospito” si dovrebbe parlare della Costituzione
A mio parere, in proposito,il tema del dibattito non dovrebbe essere incentrato sulla vicenda personale di Alfredo Cospito bensì sulla costituzionalità o meno del 41 bis e dell’ergastolo ostativo in genere.
Certoi professionisti dell’antimafiaalzerebbero le barricate!
Tuttavia, occorre avereil coraggio di dire che il 41 bis viola gli articoli 13 e 27 della Costituzione. Coraggio che ha avuto solol’ex PM Gherardo Colombo con una dichiarazioneche non sembra però aver trovato adeguata eco.
Il “Caso Cospito” lo conferma: con la violenza non si batte lo stato
L’altrotema del dibattito pubblicodovrebbe vertere sulla “utilità” (o meno) dellaviolenza nella lotta politica.
A proposito, io sono netto e chiaro:Alfredo Cospito è un ingenuo a credere che un Sistema autoritario si possa combattere e vincere con la violenza, o, peggio con una rivoluzione violenta.
La storia è piena dei fallimenti di tali attività.
La rivoluzione russa del 1917 o quella francese del 1789 ne sono certamente l’esempio.
Il Sistema autoritario lo si combatte altrimenti, attraverso la “ribellione politica” e la “lotta nonviolenta”.

Dipende dal momento storico. La rivoluzione francese e quella russa si sono fatte con la violenza. Ma era violenza di massa in qualche modo organizzata e non da una singola persona o un gruppo di sbandati.