Burqini e minigonna, la politica mondiale discute di … moda

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Francia, Belgio, Germania o Italia cosa hanno in comune col … Burundi? Paesi “occidentali”, “democratici”, “civili” possono mai condividere dibattiti etici e politici con paesi come l’arretrato Burundi?

Sembra proprio che la risposta sia sì: da entrambi i lati si discute della etica in merito alla lunghezza dell’abito femminile.

E così proprio mentre in taluni Paesi occidentali “civili” (?) si vieta (in Francia), o si discute di vietare, il bagno a mare in “burqini” (una sorta di costume integrale giudicato “troppo coprente”), nei Paesi africani “incivili” (?) si vieta la minigonna (e al limite anche i leggings, giudicati “troppo poco coprenti”).

In Europa si vieta il Burqini, in Africa la minigonna

Donna-in-BurqiniLa legge è già stata approvata, lo scorso 18 agosto, dal Senato del Burundi. Sei donne sarebbero già state arrestate per tale reato la domenica successiva.

La minigonna è un “abito indecente”, un vero “attentato al pudore”, e, in sostanza, che provoca nell’uomo delle fantasie sessuali causa poi di violenze.

Il pensiero è condiviso tanto in Egitto (dove una donna è stata condannata ad un anno di carcere per una “clip” troppo sensuale, con un ampio “décolleté “, su Youtube), quanto in Marocco (dove due ragazze sono sotto processo per aver indossato abiti contro la morale, appunto gonne corte), in Algeria, e quanto in Zimbabwe dove Grace Mugabe, moglie del presidente, sostiene pubblicamente come «se voi camminate in strada con una minigonna e mostrate le vostre cosce non potete poi pensare di presentare una denuncia se sarete violentate»!

Molte le critiche alla legge anti minigonna

video-donna-arrestata-egittoNel Paese africano, però, ci sono persone che protestano contro questa ingerenza sulla libertà delle donne: Pamela Mubeza, ad esempio, dell’associazione “Madri Single” sostiene: «Si deve insegnare agli uomini a rispettare le donne, piuttosto che continuare a restringere il poco di diritti che esse hanno».

Il giornale “Jeune Afrique” esprime una critica al testo della legge emanata in Burundi ricordando le attuali difficoltà di bilancio dello Stato centrafricano che indurrebbero la politica a pensare a ben altri provvedimenti piuttosto che a quello sulla lunghezza delle gonne.

Una valutazione, quella del giornale, che ben si potrebbe considerare valida anche per i dibattiti politici “occidentali” sul “burqini”.

[FONTI: “Jeune Afrique”, “Una legge fa scandalo in Burundi” del 23 agosto 2016]

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Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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