30 anni fa l’Europa impose il limite di 40 ore di lavoro

Trent’anni fa, si rese necessaria unaDirettiva Europea, la 104 del 1993, applicata in Italia ”appena” dieci anni di ritardo colDecreto Legislativo n. 66 del 2003, per giungere ad una “riduzione” dell’orario “al fine di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori della Comunità”.
“L’orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali”, stabilì l’articolo 3 del Decreto.
Norma peraltro poi compromessa dal successivo che prevede “le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario” come limite orario ma anche la possibilità di “elevare il limite” in particolari casi.
80 anni per giungere dalle 48 ore di lavoro del 1923 alle 40 del 2003
In precedenza,a regolare la materiadell’orario di lavoroeraaddiritturail Regio DecretoLegge n. 692 datato1923.
Lì, all’articolo 1, era statuito che“la durata massima normale della giornata di lavoro … non potrà eccedere le otto ore al giorno o le 48 ore settimanali di lavoro effettivo”. L’articolo 5 prevedeva altresì pure “un periodo straordinario, che non superi le due ore al giorno e le dodici ore settimanali”.
Il taglio orario di lavoro non riscalda sindacati e politica
Nonostante siano trascorsi già vent’anni dal Decreto Legislativo n. 66, ancoraoggi nel dibattito politico e sindacale italiano non v’è traccia di una possibile nuova riduzione dell’orario di lavoro.
Nei programmi elettorali delle scorsePolitiche 2022, dopo il silenzio dei “rivoluzionari” delPartito dei Comunisti Italiani, inveroUnione Popolarescrive di “Riduzione degli orari di lavoro anche per garantire la cura dei diritti plurimi delle persone: lavorare tutti e lavorare meno“. Di “allargamento dell’occupazione, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro“, scrive invece ilPartito Comunista Italiano.
Masembrano solo slogan, non vi è alcuna precisa proposta oraria.
Puzza di semplicesostegno alle imprese, invece, la proposta delPartito Democraticodi “promozione di progetti di riduzione dell’orario di lavoro a parità̀ di salario, legati a una più̀ razionale organizzazione dell’attività̀ di impresa e a un aumento della produttività̀“. Stessa solfa nel programma dell’Allenza Verdi-Sinistra Italiana, dove si propone “un fondo per incentivare le imprese a sperimentare giornate e settimane di lavoro più brevi, senza intaccare il reddito dei lavoratori“.
Eppure, in questi vent’anni, ilprogresso tecnologicoha comportato l’introduzione nel processo di lavoro della robotica, dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, con conseguentemente aumento di produttività ma anche di stress lavorativo.
Il lavoro èdeve rimanerela nostra vita.In Italia, l’interesse per famiglia, lo studio, l’arte, la politica deve essere ristretto ad una sorta di dopo lavoro, se non si è stanchi abbastanza.
Eppure i cittadini italiani, secondol’articolo 3 della Costituzione, avrebbero il diritto al “pieno sviluppo della persona umana”.

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