Ucraina, ecco Diia: ID Digitale, nonostante la guerra

« Cosa pensi di questo passaggio alla tecnologia digitale? Pratico o preoccupante? », domanda ai lettori l’autore di un articolo sulla diffusione dell’Identità Digitale ( ID Digitale ) in Ucraina pubblicato su un sito francofono.

« Abbiamo scoperto che l’Ucraina è un campione digitale. In una mossa per digitalizzare e centralizzare tutto, il 6 febbraio 2020 il governo ha lanciato un’applicazione chiamataDiia” [“Azione”, in italiano, NdR] che riunisce carte d’identità, passaporti, licenze, registri di vaccinazione, registrazioni, assicurazioni, rimborsi sanitari, prestazioni sociali. Un modello che finora era conosciuto solo in Cina con il famoso credito sociale », prosegue l’articolo [1].

Già da due anni, gli ucraini possono scaricare l’applicazione statale “Diia”, che propone i servizi sopra accennati e tanti altri.

Il progetto della “Diia” è frutto dell’impegno del giovanissimo Mykhailo Fedorov, ministro ucraino per la “trasformazione digitale” appena trentenne.

Di Fedorov esiste persino una “scheda” sul sito del Word Economic Forum (WEF) dove si spiega che « il suo progetto dello “stato in uno smartphone”, mira entro il 2024 ad avere il 100% di tutti i servizi governativi disponibili online, con il 20% dei servizi forniti automaticamente senza l’intervento di un funzionario » [2].

Diia, lo stato nello smartphone: cosa chiede, cosa offre

Diia” è stato scaricata, ci conferma il Google Play, da oltre 10 milioni di persone. Molti, se si considera che l’Ucraina conta solo 42 milioni di abitanti e che non è destinata ai soggetti di età inferiore ai 14 anni.

Inquietante certo che l’app “Diia” si autodefinisca “lo stato nello smartphone” e, tra i vari dati di cui chiede l’autorizzazione all’accesso ci sono quelli biometrici delle impronte digitali.

L’app memorizza la tua foto legale.

Con “Diia” puoi anche:

  • prenotarti per la vaccinazione Covid-19 e mostrare il tuo “greenpass”,
  • pagare le tasse o le multe,
  • firmare petizioni online (e-Democracy).
  • L’app vale pure come “carta dello studente” per accedere ai servizi scolastici,
  • e, persino, tramite il sistema BankID e il chip NFC puoi autorizzare dei pagamenti della banca.

Non è tuttavia tutto rose e fiori con “Diia”.

L’app ha un pessimo voto, solo 3.6 su 5, e le recensioni degli utenti non sono tutte positive. C’è chi si lamenta del mancato funzionamento che lo priva della disponibilità della “carta d’identità” o del “codice QR del greenpass” e chi non riesce più nemmeno ad “aprire l’app della banca”.

Tutta l’Europa corre verso l’ID Digitale e forse verso i crediti sociali

« I governi vogliono andare verso la digitalizzazione della vita quotidiana raggruppando quasi tutti i servizi sul telefono – conclude il sito web IphoneSoft sul quale abbiamo scoperto la notizia – ».

« Anche la Polonia – conclude il sito – ha un’applicazione mobile simile a quella dell’Ucraina, che è stata lanciata alla fine del 2019. In Estonia, il 70% della popolazione usa carte d’identità digitali, mentre il 99% dei servizi pubblici sono disponibili online. In Cina, infine, i cittadini hanno accesso a carte d’identità virtuali incorporate in un’applicazione mobile. Gli utenti possono usarli per identificarsi quando fanno il check-in in un hotel o per accedere a certi servizi governativi, con un sistema a punti che permette di ottenere ulteriori diritti per “buona condotta” ».

L’Italia è in ritardo, ma il ministro Vittorio Colao assicura che per il 2026 anche lo stato italiano raggiungerà l’obiettivo del pieno controllo delle informazioni dei cittadini.

Fonti e Note:

[1] IphoneSoft, 16 marzo 2022, “En Ukraine, un air de crédit social avec l’application Diia

[2] Word Economic Forum (WEF), “Mykhailo Fedorov”.

Natale-Salvo-BN

Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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