La Germania si divide sulla diagnosi precoce della sindrome di Down

cromosomi

In Germania il tema della “Selezione” della specie è un argomento delicato. E giovedì scorso, quando il tema della diagnostica precoce della Trisomia 21 (Sindrome di Down) è entrato nel dibattito parlamentare l’intera Germania si è divisa: tra i partiti e dentro gli stessi partiti, la chiesa cattolica da quella protestante, i cittadini.

C’è chi condanna un aumento della pratica eugenetica ovvero che si desidereranno solo figli perfetti, chi teme di conseguenza un aumento degli aborti, chi un futuro atteggiamento negativo nei confronti dei disabili.

«Gli oppositori del rimborso assicurativo dei test dicono che potrebbero portare a un maggior numero di test e, in ultima analisi, a un maggior numero di aborti», scrive Deutsche Welle.

«La trisomia 21spiega il giornale Rbb24 si verifica in circa 24 gravidanze su 10.000. Il rischio di trisomia aumenta con l’età della donna incinta. Per una donna di 25 anni è 1:1.000, per una quarantenne 1:100. In Germania ci sono da 30.000 a 50.000 persone con sindrome di Down».

Esame contro la Trisomia 21, le posizioni

«Le associazioni dei disabili sono critiche nei confronti dei test. La Chiesa protestante si era espressa in una dichiarazione a favore delle prestazioni di assicurazione sanitaria a determinate condizioni, la Chiesa cattolica è contraria», precisa il giornale Tagesschau.

In realtà, il tema concreto è molto più limitato, lo spiega in maniera obiettiva e asettica il giornale “Frankfurter Allgemeine”: «le compagnie di assicurazione sanitaria dovrebbero pagare gli esami del sangue per le donne in gravidanza?».

L’amniocentesi, ad esempio, è stata consentita e coperta dall’assicurazione, ma è una pratica rischiosa. I test del sangue, in chiave di diagnostica genetica, sono disponibili dal 2012, sono più sicuri ma costano anche diverse centinaia di euro e sono quindi un’opportunità solo per le famiglie più facoltose. La domanda politica sarebbe semplicemente quella di caricare sul bilancio pubblico l’indagine per tutti i soggetti a rischio.

“Frankfurter Allgemeine”, quindi, contesta l’esagerata attenzione che si sta dando al tema.

«Si può facilmente esagerare questo dibattito. Si può dire, ad esempio, che si tratta di un conflitto tra l’autodeterminazione dei genitori in attesa e il diritto delle famiglie il cui figlio ha la sindrome di Down di non doverlo giustificare. Oppure si potrebbe dire che stiamo attualmente negoziando quanto la società vuole andare lontano con la diagnostica genetica prenatale, quanta selezione permette alle famiglie e dove tracciare la linea di demarcazione».

Il ministro federale della sanità Jens Spahn (CDU) si è già pronunciato a favore di rendere gli esami del sangue una prestazione dell’assicurazione sanitaria. Anche il vice presidente delle SPD Karl Lauterbach e Petra Sitte (Die Linke) hanno sostenuto che «non dovrebbe essere rifiutato alle donne che non possono permetterselo». Cornelia Möhring, anch’essa deputata della Sinistra è stata pragmatica: «un esame senza rischio per il feto e le donne in gravidanza è chiaramente migliore di un esame con rischio», ha dichiarato.

Diversa, invece, la posizione dei Verdi: Corinna Rüffer teme che «un’estensione dei test porterebbe a un numero ancora maggiore di bambini abortiti con la trisomia 21»; l’esponente ecologista ha chiaramente detto che «il sistema sanitario è lì per guarire le persone, ma la sindrome di Down non è una malattia, quindi l’esame del sangue non può essere usato per curarla». In definitiva, quindi, «il test serve allo scopo della selezione» perché nel 90% dei casi in cui viene diagnosticato la sindrome di down la madre sceglie di abortire.

Dello stesso avviso, riporta Deutsche Welle, Emmi Zeulner (CSU): «la diagnosi di trisomia 21 non è un percorso predeterminato di sofferenza – ha detto -. Ci sono momenti meravigliosi e felici che possono essere vissuti con la famiglia».

Ma le cose non stanno così. «Non vogliamo introdurre questo test per tutte le gravidanze, ma solo per gravidanze ad alto rischio, dove tipicamente, tra l’altro, se c’è un rischio, si raccomanda e si esegue anche l’amniocentesi. Questo significa che dovrebbe davvero essere limitato a coloro che hanno bisogno del test dal punto di vista medico e questo non è uno screening di massa per la sindrome di Down, nessuno lo vuole qui, io sicuramente non lo voglio», chiarisce Karl Lauterbach (SPD), per come riportato da Deuschlandfunk.

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Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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